Per anni il 3-4-2-1 è stato il marchio di fabbrica di Rúben Amorim, quasi un atto di fede. In oltre trecento partite ufficiali tra Braga, Sporting, Manchester United e Milan, le volte in cui il tecnico portoghese ha iniziato con una difesa a quattro sono state pochissime. Per questo la partita con il Lecce, più dei tre gol, ha lasciato il segno: ha mostrato un allenatore disposto a mettere in discussione se stesso.
Il contesto spiega molto. Il Milan arrivava da due pareggi con Juventus e Lazio e dalla sconfitta per 2-0 con il Benfica a San Siro, all’esordio in Europa League, e la pressione cresceva. Il problema non era tanto il risultato quanto la sensazione di una squadra ingabbiata. Lo ha ammesso lo stesso Amorim, parlando di una struttura troppo rigida nei posizionamenti. Un sistema che chiede ai giocatori di occupare zone precise, se non trova gli interpreti adatti, finisce per renderli prevedibili.
Contro il Lecce il tecnico ha scelto di sciogliere i vincoli. Si è partiti col vecchio abito, ma dopo pochi minuti l’assetto è cambiato, e la squadra ha trovato la sua forma: un 4-4-2 senza palla che si trasformava in 4-2-3-1 in possesso. Gila ed Estupiñán sono stati impiegati da terzini, Modrić e Rabiot hanno dato equilibrio e geometrie in mediana, Pulisic si è mosso tra le linee senza compiti di ruolo troppo stretti. I numeri hanno dato ragione alla scelta: quasi il 70% di possesso, il primo gol del Milan nel primo tempo in questo campionato e, secondo molti, la miglior prestazione dall’arrivo di Amorim. Il tecnico ha parlato di libertà, movimenti e inserimenti da dietro come chiavi della partita.
La domanda ora è se si sia trattato di un esperimento o di un cambio di rotta. Gli indizi vanno nella seconda direzione. La stessa idea è riemersa nell’amichevole di Milanello contro il Padova e il match con il Sassuolo potrebbe essere la terza conferma. Dal punto di vista tecnico, la difesa a quattro sembra più adatta per questa rosa: valorizza Pulisic, dà un ruolo naturale a Chukwueze e permette a Modrić e Rabiot di condividere il lavoro in mezzo. Penalizza invece i trequartisti puri come Loftus-Cheek, più difficili da collocare. E resta da capire se Gila, centrale di formazione, possa reggere stabilmente da terzino.
Il Sassuolo, domenica, non sarà un avversario banale. Per il Milan sarà il primo vero esame fuori casa dopo la svolta, in una partita in cui l’avversario potrebbe chiudersi e togliere gli spazi che a San Siro avevano reso tutto più semplice. Ed è questo il punto: un modulo diventa davvero un’identità quando regge anche nelle partite complicate, non solo quando la partita si mette bene.
Il rischio è che il cambio sia letto come un cambio di rotta. Eppure l’elasticità non è incoerenza. Amorim ha spiegato di aver imparato a non ripetere le stesse scelte aspettandosi risultati diversi. Se a Sassuolo il Milan confermerà la linea a quattro, probabilmente non sarà solo una questione di numeri sulla lavagna, ma il segno che l’allenatore ha scelto di costruire la squadra sui giocatori che ha, non su quelli che avrebbe voluto.


