L’abbiamo aspettato fin dopo ferragosto e l’ambiente non ha nascosto qualche mugugno. È rientrato ed è stato subito a disposizione di Amorim nonostante avesse lavorato solo una settimana col gruppo. Col Mondiale la preparazione di chi partecipa arrivando fin in fondo o quasi alla coppa del mondo è fortemente condizionata.
Nelle prime due gare è subentrato per l’ultimo terzo di partita ed è stato decisivo per impatto. Fondamentale a Torino col Toro, importante in casa col Venezia. Allo Stadium come preventivabile è partito dal primo minuto, ma sempre come sottopunta proprio come nelle partite precedenti.
PROVIAMO A TORNARE ALLE ORIGINI
Il suo rendimento non è stato lo stesso. Le ragione naturalmente sono molteplici. Innanzitutto la Juventus ha avuto prevalenza territoriale pressoché tutto il match. Sulla destra ha giocato assieme a Moreira, all’esordio, e non hanno trovato le giuste spaziature. Il suo compagno di reparto, Saelemaekers ha fatica forse anche più del francese. Col baricentro più basso e meno verticalità per i due dietro Ramos è stato più complicato esprimersi.
Tra l’ultimo colpo di mercato e i recuperi dall’infermeria, ad oggi per poter giocare alle spalle dell’attaccante centrale dovrebbero esserci appunto Saele, Cisse, Loftus-Cheek, Hutchinson e Pulisic, pertanto forse è arrivato il momento di riportare Adrien a metà campo.
In una mediana a due Rabiot ha giocato spesso in nazionale con la Francia e sebbene la sua collazione ideale sia mezzala pura, in questo contesto tattico forse accanto al regista potrebbe dar il suo meglio. Vedremo se già a Roma con la Lazio sarà il momento di rivederlo più basso, al fine di aumentare la fisicità in quella zona di campo. Musah sta facendo discretamente, ma non potrà certamente giocare sempre con tre competizioni.
Abbiamo parlato di fluidità di ruoli ma per ora l’abbiamo visto poco. Più Amorim metterà mano e più si vedrà in effetti questa intercambiabilità. È questione di tempo.



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