L’ex preparatore atletico del Milan Vincenzo Pincolini ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Gazzetta.it nella quale ha parlato del rientro dei giocatori del Mondiale e nello specifico quello di tre rossoneri come Luka Modric, Mike Maignan e Adrien Rabiot in vista della prima di campionato contro il Torino. Ecco le sue dichiarazioni.
Pincolini: «A Maignan può bastare una settimana di lavoro, Rabiot…»
«Due settimane di allenamenti al rientro dal Mondiale per Thuram e Lautaro? Bastano e avanzano per giocare dall’inizio alla prima di campionato. Anche se sconsiglierei un impiego di novanta minuti. Magari un’ora, entrambi. Una pausa di 15 giorni per dei professionisti simili incide davvero poco. Ormai un calciatore è un atleta a 360 gradi: dorme e mangia bene, fa prevenzione, si allena anche in vacanza. Hanno tutte le carte in regola per giocare titolari. E vale lo stesso per un giocatore come Modric ovviamente, rientrato prima. Uno col suo fisico 90 minuti li gioca in facilità».
Su Maignan e Rabiot: «A un portiere basta anche una settimana d’allenamento. Lì bisogna far leva sull’aspetto psicologico: staccare per 20 giorni può essere un’arma a doppio taglio. Per Rabiot, invece, dipende dall’allenato e dalla strategia che ha. I giocatori ti dicono che stanno bene anche quando sono stanchi e acciaccati: vogliono giocare sempre. Io lo farei allenare poco, con carichi leggeri, come per Lautaro o Thuram. Per poi dargli un minutaggio di un’ora».
Sulla sua esperienza al Milan
«In passato mi sono preso cura dei muscoli dei campionissimi del Milan per undici stagioni, di cui dieci di fila dal 1987 al 1997, e poi ho lavorato con Sacchi, il mio mentore, Ancelotti, Capello e Lippi, anche in Nazionale. Un bravo allenatore si vede dal dialogo. Dalla capacità di gestire momenti simili, in relazione a ciò che le ho detto prima riguardo la volontà dei giocatori. Deve gestire l’aspetto psicologico, così come quello legato all’ambiente e agli equilibri dello spogliatoio. Ho avuto la fortuna di vivere il grande Milan: vinceva perché la squadra stava bene. Eravamo felici».



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