La Serie A continua a essere il regno della difesa a tre. Basta osservare la classifica dell’ultimo campionato per accorgersi che sei delle prime sette squadre hanno adottato un sistema con tre centrali, confermando una tendenza sempre più radicata nel calcio italiano. Lo evidenzia l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport.
Che si tratti del 3-5-2 di Inter e Milan, del 3-4-2-1 di Napoli e Roma, del 3-4-3 della Juventus o del 3-4-1-2 utilizzato a tratti dall’Atalanta, le varianti tattiche sono numerose ma condividono la stessa base: una linea difensiva a tre che, in fase di non possesso, si trasforma spesso in una difesa a cinque. L’unica eccezione tra le big è stata il Como, rimasto fedele alla retroguardia a quattro.
Difesa a tre non significa calcio difensivo
Associare automaticamente la difesa a tre a un atteggiamento più prudente sarebbe però un errore. Tecnici come Gian Piero Gasperini e Luciano Spalletti hanno dimostrato negli anni che questo sistema può essere estremamente offensivo, anche se poi la capacità di trasformare il gioco in risultati dipende da molti altri fattori.
Più pragmatici sono invece allenatori come Antonio Conte e Cristian Chivu, mentre Massimiliano Allegri ha sempre privilegiato un approccio maggiormente orientato all’equilibrio difensivo. Raffaele Palladino, dal canto suo, ha reinterpretato i principi di Gasperini con caratteristiche proprie. La stagione 2026/27 potrebbe comunque portare alcune novità, complici i tanti cambi in panchina e la volontà di diversi allenatori di proporre idee differenti.
Da Amorim a Sarri: come potrebbero cambiare i moduli
Cristian Chivu, dopo aver raccolto l’eredità di Conte e Inzaghi, nella scorsa stagione ha scelto di non rivoluzionare l’Inter. Quest’anno, però, potrebbe introdurre alcune varianti, magari ampliando la fase offensiva, anche se molto dipenderà dal mercato. Al momento resta difficile immaginare un passaggio definitivo alla difesa a quattro. Anche Massimiliano Allegri sembrava destinato a ripartire con una linea a quattro al Milan, salvo poi optare per il 3-5-2, soluzione che ha garantito maggiore solidità ma ha costretto diversi giocatori, tra cui Rafael Leão, ad adattarsi fuori ruolo.
Ora sulla panchina rossonera c’è Ruben Amorim, il cui sistema di riferimento resta il 3-4-2-1, pur avendo utilizzato spesso anche il 4-2-3-1 durante l’esperienza al Manchester United. Per Amorim sarà fondamentale valutare la rosa prima di scegliere l’assetto definitivo. Alla Roma appare invece improbabile che Gian Piero Gasperini rinunci alla sua storica difesa a tre e alle marcature a uomo, mentre il Como di Cesc Fabregas sembra intenzionato a proseguire con la linea difensiva a quattro, anche grazie a un mercato che punta a consolidare ulteriormente la qualità della rosa.
Le altre squadre: chi cambia e chi resta fedele alle proprie idee
La nuova Juventus sembra orientata verso il ritorno alla difesa a quattro, così come l’Atalanta dopo l’arrivo di Maurizio Sarri. Il tecnico toscano, pur partendo tradizionalmente da una linea a quattro, ha spesso introdotto diverse varianti tattiche nel corso della sua carriera. Anche il Bologna di Domenico Tedesco, la Fiorentina affidata a Fabio Grosso e il Sassuolo di Alberto Aquilani dovrebbero puntare su una retroguardia a quattro, con quest’ultimo che ha già dichiarato di ispirarsi al calcio di Roberto De Zerbi.
Diversa la situazione del Monza, dove Ivan Juric dovrebbe confermare il suo tradizionale sistema a tre difensori. Gennaro Gattuso, invece, ha più volte ribadito che l’utilizzo della difesa a tre con la Nazionale era legato a esigenze contingenti, motivo per cui anche la Lazio dovrebbe continuare con la linea a quattro già vista sotto Sarri. Infine, l’Udinese di Kosta Runjaic dovrebbe restare fedele al 3-5-2, mentre Eusebio Di Francesco, dopo aver costruito la propria carriera sul 4-3-3, negli ultimi anni ha progressivamente sposato la difesa a tre.
Se in Serie A il modulo con tre centrali continua a essere il più diffuso, il calcio europeo racconta però una storia diversa: le squadre che vincono o arrivano fino in fondo alle competizioni internazionali scelgono prevalentemente la difesa a quattro. Più che una questione di numeri, tuttavia, la differenza sembra risiedere nell’intensità, nella qualità dei giocatori, nella personalità e nell’organizzazione collettiva.


