Ma questo Fair Play Finanziario è uguale per tutti?

Per anni il Milan si è raccontato – e probabilmente anche costruito in un regime di Fair Play Finanziario – attorno a un concetto preciso: sostenibilità. Bilanci in ordine. Monte ingaggi sotto controllo. Investimenti calibrati. Plusvalenze quando (e obbligatoriamente) necessarie. Una gestione economica rigorosa che aveva un obiettivo dichiarato: uscire definitivamente dall’ombra del Fair Play Finanziario con la Uefa e tornare a operare senza vincoli. Anche perché – provato sulla propria pelle – se violato avrebbe comportato delle sanzioni. Missione compiuta.

Negli ultimi anni il club rossonero ha rispettato con un rigore quasi maniacale tutti i parametri richiesti da Nyon, accettando anche critiche da parte di una tifoseria che, soprattutto durante il mercato, imputava alla proprietà una cronica mancanza di ambizione.

“Il Milan non spende” … “Il Milan pensa solo ai conti” … “Il Fair Play Finanziario è diventato una scusa” … Quante volte lo abbiamo sentito? Oggi, però, anche guardandosi intorno e vedendo come si stanno sviluppando alcune situazioni, viene spontaneo porsi una domanda. Ne è valsa davvero la pena?

Le sanzioni Uefa convincono sempre meno…

Negli ultimi mesi il calcio europeo ha assistito all’ennesima dimostrazione di quanto le sanzioni Uefa continuino a essere poco persuasive. Club che superano determinati limiti ricevono multe economicamente sostenibili rispetto ai benefici ottenuti sul mercato o sul campo. Altri concordano piani di rientro che, nella pratica, incidono molto meno rispetto alla percezione iniziale. Il messaggio che arriva all’esterno è inevitabilmente ambiguo. Perché se il prezzo da pagare per aver forzato le regole è relativamente contenuto, il rischio è che il sistema perda progressivamente la propria funzione deterrente. Ed è proprio qui che nasce il paradosso del Milan.

Il Milan ha sempre fatto i compiti

Il club rossonero è stato probabilmente uno dei più disciplinati d’Europa sotto il profilo economico. Anche nella stagione appena conclusa, priva dei ricavi della Champions League, la società è riuscita a limitare gli effetti negativi grazie alle plusvalenze e a una gestione finanziaria estremamente prudente. Una scelta che ha permesso al Milan di continuare a presentarsi con basi economiche solide e senza particolari preoccupazioni sul fronte Uefa.Ed è una cosa che non va sottovalutata. Perché oggi il Milan gode di una credibilità finanziaria costruita nel tempo e difficilmente replicabile nel breve periodo.

E forse non serviva poi così tanto

Ma alla fine queste preoccupazioni di cui parlavamo prima, forse, sarebbe stato meglio averle. Per anni il Milan si è limitato per rispettare il Fair Play Finanziario e non incorrere in sanzioni spiacevoli. Come ad esempio il blocco sul mercato o addirittura l’esclusione dalle coppe europee, cosa successa per davvero… ma va beh. A quanto pare tutto questo viene applicato con due pesi e due misure. Adesso una multina da pochi milioni di euro ti fa superare qualsiasi paletto e permetterti di mantenere i tuoi big in rosa, spendere quanto ti pare e non dover rispettare le scadenze stringenti che ti impongono (sulla carta, ovviamente).

Ogni riferimento alla Roma è puramente casuale… forse.

Adesso, ma anche dopo, il Milan può fare finalmente quello che vuole?

Ed è forse questa la riflessione più interessante. Oggi il Milan è un club economicamente sano. Ha superato il Settlement Agreement. Ha ricostruito il proprio equilibrio finanziario. Ha dimostrato di saper generare ricavi, valorizzare il patrimonio tecnico e mantenere i conti sotto controllo. La domanda ora è: “Si può fare quello che si vuole?”. Perché a quanto pare è davvero così quello che fanno alcune squadre. Di fronte a quella che sembra essere diventata una vera e propria farsa.

Se davvero una volta il Fair Play Finanziario rappresentava il principale ostacolo, oggi quel freno è molto meno stringente. E forse gli ultimi segnali di mercato – con investimenti più importanti e un cambio di passo evidente -, anche in casa rossonera, raccontano proprio questo: non un Milan finalmente liberato dalla Uefa, ma un Milan che ha semplicemente deciso di cambiare approccio. Un po’ come fanno tutti. E questa sarebbe una notizia ancora più importante. Perché significherebbe che il limite, in fondo, non era mai stato il regolamento. Ma soltanto la volontà di fare da parte di chi aveva il timone del club.

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