Il calcio si inginocchia ma non si arrende: spettatore di una battaglia già persa

Anche il calcio si inginocchia, ma non si arrende. Nonostante le botte, nonostante i colpi. Il virus che ha colpito il mondo intero ha obbligato il pianeta ad una frenata d’emergenza e uno stop di attività, lavori, relazioni. La vita si è fermata. Di tutti, calciatori, attori, idoli, personaggi famosi e non. Si svuota il rettangolo verde, restano i veri eroi. Chi per noi e per tutti, in prima linea, combatte un mostro silenzioso e letale. Lo sport si è defilato, dalle prime pagine dei giornali sempre più in giù fino a ricoprire un ruolo che ora conta poco. Pochissimo. Il calcio ha provato a rallentare, senza spegnere il motore. Tentativo fallito, non c’è spazio per nessuno. Neanche per chi discute rinnovi da milioni di euro, chi sa di essere idolo, chi ha un numero sulle spalle che riempie gli stadi. Stop a tutto, anche del calcio – la Serie A – che ha chiuso comunque tardi, quando le porte chiuse erano un “problema di incassi”. Dopo i primi contagiati, anche tra i calciatori più giovani, in forma, costantemente controllati e in perfetta salute allora si è compiuto il primo passo indietro. Il primo, di una lunga serie.

Il calcio, si sa, abituato al ruolo di protagonista assoluto non ha accettato una parte secondaria, in fondo al palco. Allora, ecco riunioni, riduzioni di stipendi da parte dei giocatori, date sulla possibile ripresa, porte chiuse e un serio e pericoloso rischio di contagio anche tra chi, spesso, è considerato invincibile. Gli altri sport, da bravi spettatori, hanno detto stop. Impossibile pensare ad una ripresa degli allenamenti, di giocatori in contatto tra di loro senza misure di sicurezza da poter mettere in atto. Padri di famiglia, genitori, figli, fratelli e amici. Per una volta, al fianco di questo virus, persone normali. Persone che devono fermarsi, come il mondo intero. Impotente.

Ma il calcio, ancora una volta, non ci sta. Una potenza e una disciplina che non sembra intenzionata ad arrendersi, in una battaglia già persa dal primo colpo. Che poi vera battaglia non è. Una sottomissione necessaria, che non dovrebbe prevedere altre soluzioni. Non ci sono scorciatoie, non c’è un furbo che taglia la strada o un braccio di ferro da poter vincere. Il calcio non accetta un gioco che non prevede regole, in un mondo che attende solo nuove istruzioni per la battaglia.

Sarebbe però scorretto non elogiare la potenza mediatica ed economica del calcio, che, consapevole del ruolo in primo piano nella nostra società, ha messo a disposizione grandi quantità di denaro per fronteggiare la crisi sanitaria. Allora, non è poi così vero che nel calcio non c’è consapevolezza. Si attende – solo – la prova pratica.

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