Tra acciacchi e buoni propositi. Il primo? Basta infortuni

Poche ore alla fine del 2025 e all’inizio di un 2026 che il Milan spera di vivere da protagonista. Questa stagione ha il sapore dell’anno zero: dopo un’annata confusa, caotica e con poche certezze da salvare, il Diavolo ha scelto di rimettersi in marcia cambiando guida tecnica, affidandosi a un direttore sportivo esperto e inserendo colpi da novanta non tanto per il costo, quanto per il peso specifico. Su tutti, Modric e Rabiot.

Emergenza continua

Eppure, dentro una stagione che fin qui racconta di risultati positivi, gioco ritrovato, punti pesanti e ambizioni legittime, emerge con forza un tema che preoccupa più di altri: gli infortuni. Un problema che continua a tormentare il Milan, forse più del previsto. Anche perché, a differenza delle dirette concorrenti, spesso impegnate su più fronti e appesantite dalle coppe europee, i rossoneri hanno avuto meno partite e più tempo per preparare ogni singolo impegno.

E allora qualcosa non torna. Troppo spesso il Milan si ritrova in emergenza, falcidiato da stop anche apparentemente lievi che finiscono per trasformarsi in assenze prolungate. È successo a Estupiñan, Nkunku, Rabiot, Pulisic, Gabbia e soprattutto a Leao, fin troppo spesso ai box in questa prima parte di stagione. Senza dimenticare il caso Santi Gimenez, arrivato fino all’operazione dopo un mese di terapie senza esito.

Non compromettere la stagione

È vero, in queste ultime settimane si gioca con maggiore frequenza. Ed è altrettanto vero che Allegri tende ad affidarsi ai soliti uomini di fiducia. Ma non può essere un’attenuante, non può essere un problema, soprattutto in una stagione come questa. Alla vigilia della sfida contro il Cagliari, il copione si ripete: emergenza in attacco. Pulisic e Nkunku non al meglio e a rischio forfait, Leao difficilmente verrà rischiato, Fullkrug – appena arrivato – subito chiamato in causa.

Il problema infortuni tormenta questo Milan: è necessario trovare una soluzione – e magari mettere mano al portafogli. Perché continuare a convivere con l’emergenza significa rischiare di compromettere una stagione che, per una volta, sembrava finalmente apparecchiata nel modo giusto.

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