Francesco Camarda e Francesco Pio Esposito. Francesco Pio Esposito e Francesco Camarda. Nel momento in cui l’Italia pallonara deve sorbirsi quelle pause per le Nazionali che, siamo onesti, annoiano e scontentano la maggior parte degli appassionati, ecco che sembra quasi “automatico” e “necessario” trovare un tema su cui discutere, qualcosa che riempia le pagine di giornale e quelle dei social. E, in questa seconda sosta della stagione, l’argomento principale è stato ed è quello della “rivalità” tra i due baby bomber più promettenti del calcio italiano. Una materia della quale si disserta, a dire il vero, già dall’estate, ma che in queste due settimane senza gli impegni di campionato e coppe europee, si acuisce ancora di più.
Ed il mondo del calcio a tinte rosso-bianco-verdi si spacca: è meglio Camarda o Esposito? E’ più forte l’attaccante di proprietà del Milan in prestito al Lecce o la quarta punta dell’Inter? Sembra quasi che, oltre mezzo secolo dopo, si debba a tutti i costi costruire – con le dovute proporzioni, sia chiaro – una nuova rivalità tra le due sponde del Naviglio, come fu, negli anni Sessanta e Settanta, tra Gianni Rivera e Sandro Mazzola. Quella dicotomia tra due immense icone del calcio nostrano (e non solo) che spaccò l’Italia del pallone in due ed ebbe il suo culmine al Mondiale di Messico 1970, quando l’allora commissario tecnico azzurro, Ferruccio Valcareggi, si inventò la famosa “staffetta” tra i due fuoriclasse, che non giocavano praticamente mai insieme e vide Rivera (primo Pallone d’Oro italiano della storia, ndr) entrare solo nella ripresa nella semifinale contro la Germania e addirittura giocare solo gli ultimi sei minuti della finale con il Brasile, quando il risultato era ormai di 4-1 per i carioca. Uno scandalo riconosciuto da tutti.
Ed oggi, nel Belpaese, sembra appunto che ci si debba schierare dalla parte di Camarda o da quella di Esposito, che si debba obbligatoriamente parteggiare per l’uno o per l’altro, dovendo necessariamente arrivare alla conclusione se sia meglio il nativo di Castellammare di Stabia o quello di Milano. Quando invece tutti noi dovremmo augurarci che entrambi siano il futuro (roseo, si spera) di una Nazionale che da troppi anni manca ad un Mondiale e che anche per accedere al prossimo dovrà sudare le proverbiali sette camice passando per i sempre insidiosi playoff (Svezia e Macedonia docet). Camarda ed Esposito sono due talenti cristallini, a cui però vanno tolte pressioni ed aspettative esagerate, soprattutto in ragione della loro età. Perchè non va dimenticato che parliamo, l’uno, di un ventenne (Esposito) e l’altro addirittura di un minorenne. Insomma, da italiani e amanti del calcio, preghiamo affinché i due possano, insieme, riportare la Nazionale ai fasti di un tempo, senza per forza ricreare quella “staffetta” che a Messico ’70 fece più danni della grandine.
Con una doverosa precisazione finale: in queste settimane, più di qualche giornalista di fede nerazzurra ha additato i tifosi del Milan (quei cattivoni ed invidiosi) come i responsabili della creazione della rivalità Camarda-Esposito, soprattutto sui social. Ignorando, o fingendo di farlo, che i tantissimi meme che hanno visto come protagonista Esposito – provenienti dai tifosi delle più disparate squadre, non solo dunque da quelli rossoneri – non sono stati certo la volontà di sminuire le capacità del classe 2005, ma solo ed esclusivamente quella di mettere sotto i riflettori una certa narrazione giornalistica che, diciamolo senza remore, in questi mesi ha fatto passare il pur bravo attaccante nerazzurro quasi come un campione già affermato. Tra giudizi trionfalistici e valutazioni del cartellino che aumentano ogni settimana di più. Del resto, la pagella dopo l’anonima (ed insufficiente) partita contro la Cremonese, nella quale gli viene attribuito un generoso 6 perchè “Applaude Bonny all’uscita” non l’ha certo scritta un tifoso milanista…



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