Si è arrivati al giorno dei saluti. Theo Hernandez e il Milan si separano dopo sei stagioni. Annate per lo più intense, in cui la parabola del club è stata sinusoidale, dapprima un’esaltata ascesa, il ritorno in Champions League, naturalmente lo scudetto e una semifinale nella massima competizione continentale. Poi la discesa, anch’essa veloce e piuttosto verticale, in basso fino all’ottavo posto, se non altro con un’altra coppa ancorché minore alzata proprio al cielo d’Arabia.
Non in una città a caso, ma esattamente a Riad, quella che sarà la sua nuova casa calcistica, ironia della sorte agli ordini di Simone Inzaghi. Un intreccio fino a qualche mese fa del tutto distopico, ha preso forma di settimana in settimana, conoscendo oggi l’ufficialità.
Per l’ambiente Milan rappresenta nel complesso una delusione. Lato società per l’incapacità di trovar chiavi di lettura che stimolassero il suo talento. Tanti errori nella ricostruzione post Maldini, come spesso abbiamo sottolineato, evidenti ai più, anche non addetti ai lavori. Mancanze del club nelle scelte di alcuni elementi, abbagli nelle scelte delle figure apicali hanno contributo a rendere sempre meno sexy il progetto Milan.
Lato giocatore possiamo affermare che Hernandez non si è aiutato da solo. Gli alti toccati nel suo prime saranno difficilmente replicabili, ma ad onor del vero occorre riconoscere che i bassi per svogliatezza, arrendevolezza e poca disciplina, hanno indisposto parte della tifoseria.
Tanto di suo resterà scolpito nella storia del club. Le sue cavalcate esaltanti, la sua forza, la sua sfrontatezza e il suo modo orgoglioso di indossare la maglia rossonera sopratutto nei derby e nei big match. Rimarrà inoltre certamente a lungo il difensore milanista con più gol segnati.
Ha saputo esser capo popolo. È stato divisivo in Italia, c’è chi lo ama e chi lo odia al di fuori dell’ambiente Milan. Ha fatto discutere in campo e fuori dal campo (perfino fin troppo). È stato in generale quel giocatore che gli mal sopportano perché in realtà sotto sotto genera invidia.
Purtroppo è stato anche debole caratterialmente quando ha perso il suo mentore. L’uscita di Maldini l’ha penalizzato forse più di quanto si potesse immaginare. Così tanto da apparire oggi quasi una “scusa” per lo scarso impegno in alcune gare e causa del suo allontanamento da Milanello.
Rifiutiamo la retorica sul fatto che chi va via rimpiangendo la vecchia dirigenza sia per forza buono, bravo e bello. Theo è stato grande, grandissimo. È stato campione e trascinatore. Non leggendario. Nella leggenda va chi è straordinario sempre, chi non sbaglia mai o quasi, chi è esemplare in ogni circostanza.
Un altro come lui non lo incroceremo presto purtroppo. La sua prepotenze atletica e la sua tecnica sono cosa rara. Ma la magia era finita e forse è anche giusto riconoscercelo per mantenere gli uni degli altri i più dolci ricordi. Milano rossonera ti vorrà sempre bene, così come quella nerazzurra sportivamente ti odierà. Anche per questo resterai per sempre un vanto milanista.


