Nel disordine del calcio italiano, una volta tanto è il Milan a scegliere la strada della logica

C’è un prima e un dopo ben preciso nel calcio italiano di quest’anno. È sufficiente tornare indietro di un mese esatto, a Monaco, finale di Champions. Una partita che per il nostro pallone, forse, ha chiuso un ciclo e acceso fratture interne, con un basilare vuoto di potere. Da lì è cambiato tutto: l’Inter ha salutato Simone Inzaghi, faticando a ridefinire un’identità dopo quattro anni di lavoro compatto. Una fase di transizione che, più che un’evoluzione naturale, sembra un ripiegamento confuso.

In mezzo a questo scollamento generale, il Milan, che per dodici mesi è stato in piena crisi d’identità, sembra oggi muoversi con una lucidità nuova. Non si tratta di favoritismi o illusioni, né tantomeno di entusiasmo prematuro: semplicemente, dopo una stagione in cui di lucido non c’era quasi nulla, l’arrivo di Massimiliano Allegri in panchina e di Igli Tare come direttore sportivo rappresenta una scelta razionale. Allegri conosce la pressione, l’ambiente e la gestione dei momenti difficili, mentre Tare ha una visione di calcio costruita nel tempo, fatta di sostenibilità e continuità. Una coppia che almeno dà l’idea di voler fare calcio con metodo, non a caso una novità per il Milan recente.

Guardando altrove, la squadra più centrata al momento appare logicamente il Napoli. Dopo aver “inseguito” la conferma di Conte per settimane, il club gli ha riconsegnato le chiavi e la libertà di costruire in profondità. Ritiro organizzato, organico allungato, rinforzi coerenti con l’idea di gioco: è la squadra che si sta preparando meglio, anche in vista di una stagione più carica d’impegni.

La Juventus, che in un primo momento pensava davvero di riportare il figliol prodigo a Torino, ha invece confermato Igor Tudor. Una scommessa. I risultati altalenanti nel Mondiale per Club hanno mostrato tutte le incognite che l’allenatore croato si porta dietro: identità forte, certo, ma gestione emotiva e continuità ancora da dimostrare.

La Roma, con Gasperini, ha invece scelto la via più rischiosa: un tecnico totalizzante, che o viene seguito o implode. La Capitale sarà pronta a reggere quel tipo di rivoluzione?

Ecco perché, nel paradosso tutto italiano di un sistema che cambia volto da un mese all’altro, è proprio il Milan – il club più in difficoltà solo un anno fa – a sembrare quello che oggi si sta muovendo con più raziocinio. Nessuno lo dà per favorito, né ci sono garanzie immediate. Ma è l’idea che conta: quella di costruire con senso e visione, dopo un anno in cui la confusione era diventata regola. In una stagione che si affaccia quasi senza soluzione di continuità dopo la rassegna iridata ancora in corso – la stagione che, peraltro, riconsegnerà la contemporaneità tecnica di Allegri e Conte dopo oltre un decennio – il Milan sceglie di fare forse meno rumore, ma più sostanza. Un dettaglio che potrebbe fare tutta la differenza del mondo, in un cielo in cerca di… stelle.

Massimiliano Allegri (Photo Credit: IPA Agency)
Massimiliano Allegri (Photo Credit: IPA Agency)

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