Tare dovrà essere l’unico uomo al comando dell’area sportiva rossonera: basta gruppi di lavoro

Il Milan ha scelto Tare. L’albanese, ex Lazio, entrerà a far parte dell’organigramma decisionale rossonero (con il ruolo di direttore sportivo) a partire – si presume – dalla prossima settimana, anche se con tutte le probabilità aveva già da tempo iniziato a lavorare in prima persona per preparare la prossima stagione rossonera.

Non sarà facile per lui, al momento sta entrando in una realtà che sta risputando fuori tutti quelli che provano a fare qualcosa di buono, ma che dalla critica, stampa o tifoseria, non erano stati considerati in grado di poter svolgere quel lavoro: Ibrahimovic, Conceicao e Fonseca su tutti. In questo caso non è proprio così, Igli Tare ha un’esperienza ventennale nel dirigere un club in Italia, perciò si tratta di tutt’altra situazione e i tifosi ne sono a conoscenza. Ora non resta che capire che farà, quali saranno le prime mosse, saprà gestire questo caos che non ha fatto altro che divampare ancora negli ultimi giorni?

Ma lui è un uomo coraggioso, o comunque dovrà senz’altro esserlo: tirare fuori il Milan da questa palude è un’impresa di tutto rispetto e se dovesse riuscirci, beh, giù il cappello. Tare ha già dimostrato alla Lazio di sapere quello che fa e da tempo apprezzava la destinazione rossonera, aspettava solo la chiamata giusta. Chiamata finalmente consegnata al destinatario, ed eccoci qua, a giorni dalla sua firma, e con tutte le clausole pronte solo ad essere accettate e firmate.

Rimane solo un ultimo quesito da porsi: avrà pieni poteri o lavorerà da solo? Gran bella domanda e quanto mai importante. La società rossonera non potrà permettersi ancora la confusione di questi due anni, dove ognuno si auto proclamava al di sopra di tutti e con dei poteri che non aveva, giustificando le decisioni prese con un “abbiamo scelto tutti assieme“. No, in questo caso, aggiungendo un’altra figura ingombrante come la sua, non si farebbe altro che aggiungere altre menti alle già troppe presenti ai vertici, creando ancora più confusione. Così Tare rischierebbe di fare la fine di Ibra, e questo non deve accadere e non accadrà, vista e considerata la troppa esperienza che lo contraddistingue.

È chiaro che siano figure ed esperienze diverse, ma buttare li qualcuno solo perché i tifosi reclamano qualcosa, senza neanche capire perché lo si fa, non sembra proprio l’idea del secolo. È chiaro che nei prossimi giorni verranno spiegate più cose (si spera), ma conoscendo questa società e i propri “capoccioni“, difficilmente qualcuno farà un passo indietro per fare spazio a Tare. Questa è una scelta che dovrà essere imposta direttamente dall’alto, altrimenti l’ormai famoso “gruppo di lavoro” continuerà a fare danni…

Giorgio Furlani, Igli Tare - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Giorgio Furlani, Igli Tare – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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