Uno dei temi ricorrenti delle ultime settimane in casa Milan riguarda la bontà della stagione in caso di conquista del secondo trofeo. La finale di Coppa Italia offre al club rossonero la possibilità di arricchire la bacheca dopo la Supercoppa Italiana vinta a gennaio battendo prima Juventus e poi Inter. Si tratterebbe di un risultato che il Diavolo non raggiunge dalla lontana annata 2007/08, quando in panchina c’era Carlo Ancelotti che vinse Supercoppa Europea e Mondiale per Club. Altri tempi, altra dirigenza, altro allenatore, altri giocatori… altro Milan.
Sarebbe bene chiarire che il paragone non regga tra le due situazioni, nonostante le parole dell’amministratore delegato Giorgio Furlani: “Da quando è arrivato, Sergio (Conceicao, ndr) ha vinto un trofeo. Mercoledì avrà la possibilità di vincere due trofei in stagione e non accade da quando c’era Ancelotti. E ovviamente questo bisogna notarlo“. Nulla contro l’eventuale risultato raggiunto dal tecnico portoghese e il suo lavoro, semplice realismo: accostare tutto ciò è totalmente fuorviante.
Allo stesso tempo sarebbe fuorviante e presuntuoso reputare questa stagione positiva per via dei due successi estemporanei in percorsi relativamente brevi. No, il successo in Coppa Italia non salverebbe l’annata del Milan perché nella valutazione complessiva bisogna aggiungere il cambio di guida tecnica, le diatribe interne nello spogliatoio, prima con Fonseca e poi con Conceicao, le sessioni di calciomercato insoddisfacenti e, infine, i risultati profondamente negativi in Serie A e Champions League. Dev’essere inevitabile valutare il percorso, non il puro e semplice traguardo.
La Coppa Italia salverebbe semmai la prossima stagione perché permetterebbe al club rossonero di programmare (un processo in atto da tempo, in teoria) con una competizione europea (Europa League), con tutto ciò che ne consegue: introiti economici, appeal in sede di mercato, seppur minor alla Champions. Al contempo andrebbe a condizionarla, perché la squadra si ritroverebbe a giocare il giovedì, giorno storicamente scomodo logisticamente (trasferte europee spesso più avventurose) e fisicamente in merito al recupero per la successiva partita di campionato. Si tratterebbe quindi di un aspetto da prendere in considerazione nella formazione della rosa, non appena s’insedierà il nuovo direttore sportivo. Perché s’insedierà un nuovo direttore sportivo, vero?


