Dieci domande senza risposta per l’amministratore delegato del Milan Giorgio Furlani

Sono tanti, forse troppi i fattori che hanno portato il Milan a vivere una stagione pressoché fallimentare tra Serie A e Champions League, resa meno amara dalla conquista della Supercoppa Italiana a gennaio e, qualora finisse in maniera positiva la finale, dalla Coppa Italia. Concause che partono dal proprietario, sempre più silenzioso e assente (almeno per media e tifosi), passano dalla dirigenza e arrivano a staff tecnico e giocatori.

Spesso nel corso di questa stagione in queste pagine si è parlato dell’incapacità di comunicare nel modo giusto e con le tempistiche adatte da parte di chi comanda, senza mai risparmiare una o l’altra parte. La nostra linea editoriale è sempre stata la stessa: non si fanno prigionieri, che sia l’amministratore delegato, il Senior Advisor, il direttore dell’area tecnica, il tecnico o i calciatori.

Ed è proprio all’amministratore delegato Giorgio Furlani che vogliamo porre, nel nostro piccolo, alcune domande in una simulazione di intervista che non avrà risposta. Dieci domande che la redazione di MilanPress.it ha raccolto e ha deciso di lasciare di seguito, consapevole che non avranno risposta per la mancanza di disponibilità a questo di tipo di confronto che è strettamente legata, com’è normale che sia, alla portata che può avere una testata verticale sul web (almeno per reputazione riconosciuta).

  1. Alla fine del mese di maggio verrà celebrata la ricorrenza dei tre anni dalla firma dell’accordo preliminare per il passaggio di proprietà del Milan da Elliott Management Corporation a RedBird Capital Partners: ritiene che il percorso intrapreso con la nuova gestione sia in linea con l’ambizione che un club di questa portata debba avere in ambito sportivo e non economico?
  2. Nel giugno 2023 Giorgio Furlani affermava questo in seguito agli addii dell’area sportiva precedente rappresentata da Paolo Maldini e Frederic Massara: “Nel nostro club analizziamo costantemente le strategie e i modelli più idonei per garantire che il Milan possa continuare a progredire dentro e fuori dal campo, per competere con le squadre leader d’Europa. Il primo fondamentale elemento, lo ripeto sempre è, e rimarrà, il calcio. Proprio con questo obiettivo abbiamo deciso un riassetto organizzativo che porta alla creazione di un gruppo di lavoro per la parte tecnico/sportiva“. A posteriori crede ancora che tale scelta sia stata strategicamente “la più idonea” per permettere al Club di progredire? Se sì (o se no), per quale motivo?
  3. Alla luce dei risultati conseguiti in queste due stagioni, crede che l’esperimento del “gruppo di lavoro” stia portando i propri frutti? Non crede che questo organigramma sia un freno per le decisioni strategiche, qualora avvengano in maniera collegiale?
  4. Può chiarire quali siano i compiti e la divisione dei ruoli all’interno del gruppo di lavoro che comprende lei, Zlatan Ibrahimovic e Geoffrey Moncada?
  5. Escluso l’affare che ha portato Santiago Gimenez al Milan nell’ultima sessione di calciomercato invernale, il Club non è mai andato oltre una soglia (20-25 milioni di euro) negli investimenti sui cartellini di nuovi giocatori: ci può spiegare le ragioni che hanno portato a confermare questa strategia?
  6. “Il caso Leao e Theo all’Olimpico? Se ne è parlato anche troppo, noi della dirigenza siamo rimasti troppo sorpresi delle reazioni. È un non evento da parte nostra“, così Giorgio Furlani parlò del famoso episodio del cooling break di fine agosto 2024. Alla luce di quanto è accaduto successivamente sotto la gestione di Paulo Fonseca, confermerebbe questa versione dei fatti?
  7. Capitolo San Siro. La presenza di fans stranieri è sempre più massiccia ed è in linea con la politica societaria di internazionalizzazione del Brand. Al contrario, però, si denota un’atmosfera ed un approccio sempre più freddo da parte dei tifosi, sia per i risultati sportivi scadenti che per un’affluenza inferiore rispetto al passato, nonostante i dati forniti ad ogni partita. Come valuta l’amministratore delegato rossonero e milanista questa tendenza?
  8. Perché la dirigenza ha deciso di optare per una strategia di tipo “attendista” sia un anno fa nella scelta del nuovo allenatore che oggi in quella del nuovo direttore sportivo? Qualora questa figura venisse aggiunta all’organigramma, quali mansioni avrebbe? L’ultima parola spetterebbe sempre a lei?
  9. Per quel che concerne i rinnovi di contratto, quali sono le reali situazioni di Mike Maignan e Theo Hernandez, entrambi in scadenza il 30 giugno 2026 e entrambi al centro dell’attuale progetto tecnico?
  10. Ultima, ma non meno importante. Era a conoscenza degli incontri tra Gerry Cardinale, Zlatan Ibrahimovic e diverse figure di direttori sportivi nel mese di febbraio a Londra? Per quale motivo ad inizio marzo è volato negli Stati Uniti dove ha incontrato il fondatore e managing partner di RedBird Capital Partners?
Milan: Giorgio Furlani all'evento di Fondazione Milan (Photo via AC Milan)
Milan: Giorgio Furlani all’evento di Fondazione Milan (Photo via AC Milan)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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