Nelle ultime settimane in diverse circostanze Conceiçao ha denunciato di sentirsi invisibile, non considerato, rivolgendosi principalmente ai media. Il suo assunto è che sia molto dura poter lavorare quando da mesi in molti guardino già al prossimo allenatore del Milan.
Le sue affermazioni tuttavia hanno raccolto più critiche che solidarietà, perché sfortunatamente per lui e per il club, i risultati più di qualsiasi altra cosa lo stanno condannando, in special modo quelli inanellati nel mese di febbraio.
Ora che il nuovo modulo sta dando linfa, riportando qualche certezza, e sopratutto sta migliorando la prestazione di alcuni singoli in particolare, è giusto però fermarsi per alcune considerazioni, in visione naturalmente della prossima annata.
La società milanista solo timidamente ha difeso fin qui l’operato di Sergio, tant’è che nessun addetto ai lavori ritiene possa restare sulla panchina rossonera. Il cringe casting del nuovo DS continua e la non scelta alimenta le perplessità sul progetto nel suo complesso e sulle capacità di questa dirigenza di saper appunto dirigere.
Al netto del campo che dopo il derby di mercoledì ha ancora qualcosa da dire, al netto di tutte le scelte prese fin qui dal gruppo di lavoro, se la nuova stagione dovesse portare una rivoluzione tecnica, perché non dovrebbe portare anche una rivoluzione dirigenziale?
Se nemmeno un secondo trofeo dovesse ‘salvare’ l’allenatore, per quale ragione qualsiasi risultato uscirà dalla finale di coppa Italia dovrebbe o potrebbe ‘salvare’ il board?


