La strada sembra ormai tracciata. Il Milan ripartirà da zero prendendo un direttore sportivo, figura che come spiegato ieri da Furlani – nel pre partita di Milan–Inter ai microfoni Mediaset – “nelle ultime due stagioni abbiamo separato quel ruolo in varie persone, ma ora stiamo valutando di prenderne uno più tradizionale per riconsolidare quel ruolo“.
Il nome è ormai deciso, a giudicare da quanto trapelato negli ultimi giorni Fabio Paratici è ad una firma dall’essere ufficializzato. Il problema? La squalifica di 30 mesi ancora in corso per il caso plusvalenze alla Juventus, inibizione che durerà fino al 20 luglio 2025.
COSA PUÒ E NON PUÒ FARE
Come spiega la Gazzetta dello Sport, la risposta è nel codice di giustizia sportiva. La Rosea mette in luce, in particolare, l’articolo 9.2, che spiega in quattro punti cosa può e non può fare un dirigente sportivo inibito.
Il primo gli vieterebbe la possibilità di rappresentare la società in attività rilevanti per l’ordinamento sportivo nazionale e internazionale, come partecipare a consigli o assemblee di Lega, oppure andare in panchina.
Il secondo vieterebbe al dirigente inibito la partecipazione a qualsiasi attività organizzata dagli organi federali. Il terzo impedisce l’accesso agli spogliatoi e ai locali annessi, e infine il quarto – quello che interessa di più -, vieta la sua partecipazioni a riunioni con tesserati o agenti sportivi.
Cosa potrà fare quindi? Potrà certamente andare in sede a lavorare con i dirigenti rossoneri, potendo anche dettare le strategie di mercato. È vero che non può partecipare alle riunioni con i tesserati, ma potrebbe comunque presentarsi a Milanello per seguire gli allenamenti.


