L’ex allenatore del Como Ottavio Bianchi ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha parlato anche della vittoria col Milan a San Siro nel 1985, l’unica nella storia dei lariani al Meazza e l’ultima in generale contro i rossoneri. Queste le sue parole:
“Quella partita è stata la consacrazione di quei bravi ragazzi che poi hanno fatto una grande carriera individualmente. Era caduta tutta quella neve e per fare allenamento in settimana ognuno spalava un pezzetto di campo lì a Inverigo.Merito dello sponsor di Hansi Muller? Ma no, quale sponsor. La faccenda è molto più semplice. Negli allenamenti l’unico che stava in piedi sul ghiaccio era lui e ho visto che aveva delle scarpe con sotto delle piccole ventose, tipo quelle che si usano oggi per correre. Mi disse che le aveva prese in un normale negozio di articoli sportivi a Monaco e così, dopo esserci segnati tutti i numeri dei calciatori, il nostro dirigente accompagnatore mandò subito un suo uomo in Baviera. La domenica a San Siro funzionò, fu una bella intuizione, senza nulla togliere alla voglia e alla bravura dei ragazzi”.
Su Fabregas, accostato al Milan: “Non lo conosco personalmente, ma da grande giocatore quale è stato, mi sembra abbia raggiunto un buon equilibrio come uomo. È chiaro poi che se ci sono dei treni che passano, è umano e legittimo prenderli”.
Sui problemi del Milan: “Oggi le società sono grandi aziende che devono gestire piccole aziende che sono i giocatori, che hanno procuratori, avvocati, sponsor e guadagnano in un anno quello che un buon giocatore di allora guadagnava in tutta una carriera. E come in ogni grande azienda, i cambi di proprietà sono spesso traumatici e portano una discontinuità di lavoro e una mancanza di identità che poi a cascata si ripercuote su sulla squadra”.


