L’ex portiere del Milan Marco Amelia ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ha parlato anche dei suoi anni rossoneri, di Allegri e di Ibrahimovic. Queste le sue parole:
Se si ispira ad Allegri come allenatore: “Direi di sì. Di anno in anno è migliorato, nonostante le difficoltà. Quando ha avuto società forti alle spalle, come Milan e la prima Juve, ha vinto tantissimo, mentre quando è ritornato in bianconero c’era una situazione complicatissima e aveva impegni multipli. Ma è un livornese che sa cosa fare, ci si dimentica troppo facilmente che ha portato la Juve a giocare due finali di Champions League».
Sul Milan 2010-11: “Era un Milan fatto di grandi campioni, con aria fresca e pensiero libero. Quando la società ha acquistato Ibrahimovic e Robinho, abbiamo capito di poter battere l’Inter post-Triplete: il 3-0 nel derby di ritorno è stato decisivo”.
Su che compagno era Ibrahimovic: “All’interno dello spogliatoio portava la mentalità per cui non esiste altro se non la vittoria”.
Sulla sua carriera: “Sono uscito dalle giovanili della Roma e sono partito dalla serie C: sono arrivato in alto con la gavetta, mi sono conquistato la A sul campo. Palermo e Genoa mi hanno portato al Milan. In ogni contesto ho cercato di fare la mia parte in forma diretta e di avere un impatto anche senza giocare sempre: la mia regola è sempre stata ragionare di gruppo. E mi ritengo fortunato ad aver disputato una decina di partite in Nazionale pur avendo sempre davanti Buffon”.
Su alcune dichiarazioni passate, in cui diceva che il calcio l’aveva disgustato: “È vero, avevo bisogno di staccare un po’ quando l’ho lasciato la prima volta: dopo il Milan ho ricevuto proposte che non mi piacevano, ero un po’ saturo e volevo aiutare la squadra del mio paese, Frascati. Ho contribuito a realizzare strutture e a far crescere la Lupa Castelli Romani, con cui ho anche giocato in Lega Pro”.


