Marco Macina, ex meteora del calcio italiano passata anche dal Milan, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha parlato anche del suo passato in rossonero e di Rafa Leao. Queste le sue parole:
Su che giocatore era: “Dai 14 ai 19 anni ero il migliore di tutti. Un giorno un dirigente della nazionale giovanile azzurra mi disse: sei il più forte dei fortissimi. Era vero. Punto di forza? La tecnica, la padronanza del pallone. Più di Cristiano Ronaldo, più di Ibra. Giocavo ala sinistra, facevo la differenza. Il grande Nils Liedholm sosteneva che ero l’unico calciatore al mondo a correre più forte con il pallone che senza”.
Sull’esperienza al Milan: “Pensi che a tredici anni dovevo finire all’Inter, ma il giorno del provino mi venne un’infezione. Al Milan arrivai nel 1985, in attacco c’erano Hateley, Virdis e il mio amico Paolo Rossi. Trovare spazio era dura. Debuttai anche in Coppa Uefa. Un giornalista, considerata la mia poca esperienza, chiese a Liedholm se non era un rischio. Il Barone rispose che a livello giovanile ero stato votato ovunque come miglior giocatore d’Europa e lo mise a tacere”.
Se rivede i suoi colpi in qualche giocatore attuale: “Leao: sono onorato quando qualcuno che mi ha visto giocare dice che ci somigliamo. Lui potenzialmente è un fenomeno, ma in giro non ce ne sono poi tanti. Il livello si è abbassato drasticamente. Qualche giorno fa guardavo Borussia Dortmund-Barcellona in tv: ecco, per come giocava la difesa del Barca, io sarei andato in porta da solo almeno una decina di volte”.


