Jan-Carlo Simic, passato al Milan e trasferitosi in estate all’Anderlecht, ha parlato dei retroscena sul suo trascorso in rossonero grazie ad un’intervista molto interessante ai microfoni della Gazzetta dello Sport.
La chiamata: “Avevo 17 anni, ero a Stoccarda, squillò il telefono. Mio padre mi guardò in modo strano. Gli chiesi chi fosse, e lui rispose che dall’altra parte c’era… il Milan. Ero incredulo. Maldini, capisce? Sono cresciuto con i suoi video e con le sue giocate. Ho ancora la pelle d’oca“.
La scelta dell’Anderlecht: “A Bruxelles vivo una vita tranquilla. Sto bene, mi diverto, anche se Milano… è Milano. Non ho nostalgia dell’Italia. Seguo sempre i rossoneri, quello sì, ma qui sto da Dio. Perché questo club? A gennaio 2024, tra Serie A e campionati esteri, mi hanno cercato dozzine di club. E in estate idem. Non faccio nomi, ma erano tutte importanti. Quando ho visto il progetto dell’Anderlecht, però, non ho avuto dubbi. Io qui gioco tutte le partite e sono uno dei titolari di una squadra giovane. Tutto è pensato per diventare ancora più forte. Ma non ho nessun rimpianto per aver detto addio. Qui c’è un progetto per me“.
Perché no con Milan Futuro: “Dopo aver segnato a Monza avevo offerte da mezza Serie A. Non ho mai avuto altre opzioni per la mia carriera: o un campionato di primo livello, o niente. Ho detto solo la mia, e ribadisco: non esistevano altre opzioni se non la Serie A. E non è mai stata una questione di soldi. Hanno scritto tante stronzate sul contratto. Hanno detto che volevo più soldi, che avrei voluto giocare dall’inizio. Tutto falso. Avrei potuto far parte dei quattro centrali, ma non ho mai avanzato pretese“.
Il suo gol in Milan-Monza: “La giornata perfetta. Entro, mi inserisco e segno di fronte a sessantamila milanisti. Sa, da piccolo facevo l’attaccante, quindi quel gol riprende un po’ della mia vecchia vita. Ho portato i pasticcini a Milanello. Kjaer e Florenzi, i miei angeli custodi, erano più felici di me, mentre Giroud mi ha messo una mano sulla spalla e detto ‘Carlo, ma cosa diamine hai combinato?’. Idem Leao. Si è infilato le mani nei capelli, ha sorriso e mi ha sussurrato le stesse parole di Olivier“.
Su Leao: “Mi allenavo con la prima squadra da un paio di settimane, era il mio primo anno. Durante una partitella falciai Rafa in modo brusco, lui si rialzò e mi disse qualcosa in italiano. All’epoca non capivo, così mi misi a ridere. Non la prese bene, poi ci siamo chiariti. Da Pallone d’Oro? Sì. È un fenomeno. Il suo calcio parla per lui. Quando sono andato via mi ha detto che per me ci sarà sempre“.
Il rapporto con Pioli: “Buono. L’estate scorsa, durante la tournée negli Stati Uniti, mi fece giocare titolare contro il Real di Bellingham, Modric, Vinicius. Avevo diciott’anni. Io, Zeroli e Bartesaghi stavamo facendo colazione e lui si avvicinò al nostro tavolo. ‘Carlo, preparati. Oggi giochi tu’. Io scoppiai a ridere, lui no. ‘Cosa ridi? Guarda che dico sul serio’. Il mio minutaggio? Andrebbe chiesto a lui. Io mi sono sempre reso disponibile. Nessuna polemica, sia chiaro: sono contento del minutaggio che ho avuto“
Su Abate: “Mi ha fatto capire cos’è il calcio in Italia. Mi ha reso un uomo e un calciatore migliore. Ha sempre avuto aspettative molto alte su di me, e si aspettava ancora di più. Ogni volta che giocavo una gran partita mi diceva che avrei potuto fare meglio. È stato un martello. Il segreto della Primavera era il talento e la fame. Abbiamo centrato una semifinale e una finale di Youth League. La squadra era forte, Abate è stato un maestro. Mi ha insegnato come difendere la porta e come arrivare sempre primo al centro sportivo. Tra noi c’era una piccola scommessa. L’allenamento era alle 10, ma lui arrivava alle 7.30. Un giorno mi presentai alle 7 e lo aspettai in campo con fare orgoglioso. Lo porto nel cuore, come tutto il Milan e il settore giovanile“.
Su Camarda: “Gli ho fatto da chioccia. Può diventare una grande punta. Non so dove ci porterà la vita, ma gli ho sempre dato dei consigli. Da difensore, in allenamento, mi capitava di dirgli come muoversi per non farsi anticipare dai centrali tosti come me. Deve continuare a lavorare a testa bassa e con umiltà“.
Altri talenti della Primavera: “Direi Liberali, Scotti, Sia e Stalmach“.


