Nella competizione delle stelle, una ha brillato in particolare nella notte del Bernabeu. Nonostante non sia entrato nel tabellino dei marcatori, lo zampino di Rafael Leao si può intravedere ovunque. Nell’accelerazione, nella furbizia (per far ammonire i Blancos), nella conduzione del contropiede, nell’assist, in fase di conclusione. La Gazzetta dello Sport celebra il ritorno del portoghese in grande stile.
Si sarebbe meritato il gol, ma solo Lunin si è messo in mezzo tra lui e un 9 in pagella che non guasta. La rete di Morata parte da un suo tiro a centro-area (particolare per uno che si accentra poco o mai) e respinto in tap-in dallo spagnolo, il gol di Reijnders è stato un 1-2 perfetto con l’olandese tra tecnica e sprint. Tra Vinicius e Mbappé il fenomeno è stato il numero 10 rossonero, che dopo qualche panchina – punitiva o meno – può tornare a far parlare di sé dal primo minuto.
Per niente svogliato. Anzi, arrabbiato. La cura Fonseca ha funzionato? Presto per dirlo, perché serve continuità e serve averla nelle notti meno appariscenti. Perlomeno si è vista umiltà: la mano a chiedere scusa per un mancato rientro, la danza sotto la tifoseria a fine partita. Cose che non si sono viste ultimamente.
E il numero 7 meneghino, a fine partita, ha commentato così la sua prestazione: “Leao? Non abbiamo mai avuto dubbi, deve essere consapevole anche lui che può fare la storia del calcio. È forte e noi siamo con lui sempre“. Qualcuno ha parlato di liderança?


