A Cesare quel che è di Cesare. O meglio, a Gabbia ciò che è di Gabbia. Nel caos quasi totale di un inizio di stagione traballante, tra le poche certezze c’è ormai stabilmente Matteo Gabbia, che si è appena presentato alla settimana forse più bella della sua vita. Per lui questa sera sarà esordio con la Nazionale, a Udine, contro l’Israele, coronando il sogno che ogni ragazzo italiano spera di raggiungere. E restando in orbita friulana, sabato sarà già bis. Un’altra prima volta, questa con la fascia da capitano del Milan al braccio.
Un altro traguardo più che dovuto. Un omaggio al senso di giustizia e del merito che mai come in queste settimane deve premiare il lavoro di Gabbia, vero leader dello spogliatoio. Un traguardo che parte da lontano, ma neanche troppo. Sembra ieri, ma son passati ben 9 mesi dalla chiamata della dirigenza rossonera in quel di Vila-real, città spagnola in cui Matteo era stato ceduto in prestito. Lasciata Milano a malincuore in estate, il nuovo anno è l’occasione giusta per prendersi tutto. E infatti passa pochissimo, perché Gabbia – complici soprattutto gli infortuni di Kalulu, Thiaw e le condizioni instabili di Kjaer – già il 10 gennaio è chiamato a sopperire alle tante assenze, in Coppa Italia, contro l’Atalanta. Il match terminerà 1-2 in favore dei nerazzurri, ma si tratta del primo di una lunga serie di mattoncini.
Una collezione che durerà ben tre mesi, in cui Matteo sarà la costante al centro della difesa, mentre al suo fianco gireranno tutti gli altri. Il 10 marzo, a San Siro contro l’Empoli, la prima panchina. Normale turnover. Perché da lì a fine stagione sarà sempre Gabbia il punto di riferimento, specie nei match di cartello come il derby, la trasferta dell’Allianz Stadium o la doppia sfida in Europa League contro la Roma, arricchita da una rete, seppur ininfluente.
La stagione termina e la rivoluzione estiva targata Ibrahimovic pone qualche dubbio. Gabbia sarà ancora un punto di riferimento nello scacchiere del neo tecnico Paulo Fonseca? L’acquisto di Pavlovic è già un primo indizio. La conferma arriva successivamente: nelle prime uscite c’è spazio solamente nel match casalingo contro il Venezia, in cui Fonseca concede riposo al titolare Tomori. Nel match di Champions League contro il Liverpool, però, qualcosa cambia nella testa dell’allenatore. La pressione degli inglesi mette a nudo tutti i limiti tecnici della coppia centrale rossonera, composta da Pavlovic e Tomori. Complice poi una prestazione poco brillante del duo, Fonseca decide di giocarsi una carta tanto importante quanto rischiosa contro l’Inter, che rappresenta ormai l’ultima spiaggia.
Nella stracittadina toccherà dunque a Matteo tener in piedi la difesa rossonera, assieme a Tomori. Il finale lo conosciamo bene. Da lì in poi Matteo non tornerà più in panchina. Le sue prestazioni hanno convinto appieno Fonseca, che in conferenza stampa ci ha tenuto a sottolineare anche un altro aspetto: la professionalità. Che, unita al grandissimo attaccamento alla maglia risaputo, dovrebbero spingere il tecnico portoghese a premiare Gabbia con la fascia da capitano contro l’Udinese. Una decisione frutto delle assenze di Calabria e Theo Hernandez. Ma in futuro, chissà. Quel che è certo, è che ora come ora nessuno merita questa investitura allo stesso modo. Te lo sei meritato, Matteo!


