Un Milan bello quando vuole, e cattivo quando serve. Pioli ha battuto Conte con le sue stesse armi

C’erano dieci milioni di differenza ieri a guidare Inter e Milan nel derby della Madonnina numero 233 della storia. Antonio Conte è il tecnico più pagato della Serie A: ogni anno che passa all’Inter, sul suo conto corrente arriva la bellezza di dodici milioni di euro. Un abisso con tutti gli altri colleghi: basti pensare che il secondo tecnico più pagato del nostro campionato è Paulo Fonseca della Roma, con 2.5 milioni di euro. Stefano Pioli è quinto, con due milioni: il calcolo è facile, un sesto in meno del “cugino” nerazzurro, pari appunto a dieci milioni.

Il derby di Pioli: Inter punita nei suoi punti deboli

Ebbene, ieri sera è stato Pioli a – ci sia permesso dirlo – dare una bella lezione tattica all’ex Juventus, preparando i suoi ad una partita nella quale si è stati belli e propositivi nel primo tempo e tenaci ed arcigni nella ripresa. La prima mezz’ora è stata tutta appannaggio dei rossoneri, capaci di colpire l’Inter nei suoi punti deboli: le fasce. Con Hakimi e Perisic bravi quasi solamente ad attaccare, Pioli ha liberato la velocità di Saelemaekers e Leao, coloro i quali hanno creato i maggiori grattacapi alla lenta retroguardia nerazzurra.

Il derby di Pioli: gli insegnamenti di otto mesi fa

Ma, probabilmente, il Milan più “godurioso” si è visto proprio nel secondo tempo, quando nella mente dei tifosi del Diavolo sono apparsi i fantasmi di otto mesi fa. Di quel derby di febbraio in cui i rossoneri si erano portati anche lì sul 2-0, salvo poi squagliarsi come neve al sole e subire la rimonta fino al 4-2. Pioli lo aveva detto alla vigilia: “Da quella dolorosa sconfitta abbiamo tratto grandi insegnamenti“. E così è stato. Come detto, il Milan “bello” del primo tempo ha lasciato nella ripresa spazio al “fratello cattivo”: si è vista l’intelligenza di serrare le fila con ordine, senza però disdegnare le ripartenze. Non ci si è vergognati di lanciare lungo verso Ibra quando serviva, di sporcare il gioco, di far sentire i tacchetti agli avversari. Le “armi” di Antonio Conte, no? Battuto, appunto, al suo stesso gioco.

Twitter: @Juan_DAv

Giovanni D'Avino
Giovanni D'Avino
Giornalista pubblicista dal 2016, sono praticamente nato con la passione per il giornalismo ed il calcio, soprattutto quello a tinte rossonere. Mi occupo di Milan dal 2012, attualmente sono Coordinatore di redazione di MilanPress.it e collaboro anche con il sito SportCampania.it.

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