La crisi di risultati del Milan viaggia di pari passo, ad oggi, con quella della tecnica e della tattica portati dal nuovo allenatore Paulo Fonseca. Certo, come spesso accade è fin troppo riduttivo ridurre al tecnico tutte le colpe, ma si sa è anche la cosa più semplice. Detto che l’allenatore portoghese non è l’unico responsabile assoluto, non si può negare il fatto che sia, perlomeno, il principale artefice dell’attuale disfatta rossonera. Perché di tale bisogna parlare: un solo punto conquistato tra Torino e Parma, due formazioni che si spera a fine anno possano chiudere il campionato dietro ai rossoneri, è una tragedia paragonabile a quella che travolse il buon Amleto principe di Danimarca.
Caro Paulo Fonseca, è la dura legge del gol
Ed è con questa che noi ci rivolgiamo a Paulo Fonseca, il tecnico portoghese che, si spera, possa in breve raddrizzare la situazione: è la dura legge del gol, come ci ricordano gli 883, “gli altri segneranno però…”. La melodia ci ricorda che nel calcio, come nella vita, c’è una verità inconfutabile: puoi segnare quanto vuoi, ma se non sai difenderti, alla fine paghi pegno.
Guardiamo al Milan. Siamo tutti affascinati dalla visione di gioco, che sembra sposare appieno l’idea di un calcio propositivo e offensivo. È uno spettacolo vedere i ragazzi che, con coraggio, cercano di schiacciare l’avversario nella propria metà campo creando occasioni su occasioni. Ma la realtà del campo è spietata: quando si alza la posta, quando gli avversari si fanno più cinici e più esperti, non basta avere solo fame di gol. Serve equilibrio. Serve solidità. Quello che è mancato per 70 minuti con il Torino, quello che è mancato totalmente contro il Parma, una neopromossa che ha dominato una formazione come il Milan.
Saper attaccare, saper difendere
Caro Paulo Fonseca, la squadra ha dimostrato di saper attaccare, di poter trovare la via del gol con diverse soluzioni. E questo è un merito indiscutibile, in fin dei conti tre gol realizzati in due gare sono una media più che buona. Ma, caro Paulo, se guardiamo alle ultime uscite del Milan, appare evidente che la fase difensiva non è sempre all’altezza delle aspettative. Quanti punti sono stati persi per gol subiti in modo ingenuo o, semplicemente, perché la squadra era troppo votata all’attacco e quindi mancava di equilibrio. Lo diciamo noi: cinque, perché contro Torino e Parma bisognava vincere.
I tifosi, la società, l’allenatore e noi
Gli 883 cantavano anche che “le domeniche in campo non finiscono mai”. Una verità che i tifosi del Milan sentono ogni volta che vedono la propria squadra dominare ma poi farsi beffare da una disattenzione, da una mancata copertura, da un errore di lettura o, semplicemente, dalla spocchia di chi pensa di essere superiore a prescindere. È frustrante, perché il potenziale è enorme, ma serve quella maturità che permette di mantenere alta la concentrazione per tutti i 90 minuti.
Non abbandonare la vocazione offensiva
E allora, Paulo, ci permettiamo di darti un consiglio, non da critici ma da ammiratori del tuo coraggio tattico: non abbandonare la vocazione offensiva, perché è il segno distintivo del tuo Milan. Ma al tempo stesso, lavora su quell’equilibrio difensivo che può trasformare una squadra bella da vedere in una squadra capace di vincere con continuità. La dura legge del gol insegna che chi segna vince, ma chi non prende gol…vince ancora di più. Che poi si vada in campo con il 4–2–3–1, il 4–4–2, il 4–3–3 o il 5–5–5 di Oronzo Canà, poco importa.
Il calcio, una filosofia fatta di dettagli
Il calcio è fatto di dettagli, e questi dettagli spesso si annidano in quella parte del campo dove i riflettori sono meno accesi, ma dove si decidono le partite: la difesa. Se il tuo Milan riuscirà a trovare la giusta alchimia tra l’impeto dell’attacco e la solidità difensiva, allora potrà davvero tornare ai vertici, dove tutti lo vogliamo vedere.
È un percorso difficile, ma tu, Paulo, hai già dimostrato di non avere paura delle sfide. Ora, però, è tempo di far vedere che il Milan non è solo una potenziale macchina da gol, ma anche una fortezza difficile da espugnare. Perché, in fondo, è la dura legge del calcio… e la tua squadra ha tutte le carte in regola per scriverne una nuova versione vincente. Perché per mangiare il panettone…

