Si son visti, si son corteggiati, si son promessi. Sì, ma perché il matrimonio tra Milan e Joshua Zirkzee abbia un lieto fine manca (ancora) il nero su bianco. Da una parte l’inflessibile Kia Joorabchian, dall’altra il duo Furlani-Moncada, speranzosi di veder finalmente la luce infondo al tunnel. Sì, perché finora il tentativo di ‘piegare’ l’agente iraniano è sempre stato rispedito al mittente. La pazienza (e soprattutto il tempo) però, sta al limite, con il rischio che quella corda che passa giorno dopo giorno a favore di uno e dell’altro, si spezzi. In vita la tiene il buon Zirkzee che, si sa, ha un accordo con i rossoneri su ogni dettaglio e, fosse per lui, domani sarebbe già a Casa Milan con penna in mano. Ma quanto si potrà andare avanti ancora così? Logicamente fino al 30 giugno, prima che il ‘prezzo di saldo’ del centravanti rossoblu venga cancellato. Quel che è certo, è che questo braccio di ferro tra i dirigenti milanisti e il signor Kia non fa bene a nessuno.
Zirkzee-Milan: i rossoneri non possono più attendere
Non fa bene in primis al club di via Aldo Rossi, che dimostra ancora una volta come non sia in grado di accaparrarsi velocemente un obiettivo fissato da tempo. Non è un mistero che Zirkzee sia nei radar rossoneri da mesi e, specie dal punto di vista mediatico, lasciarselo scappare sarebbe un gran colpo basso. L’investimento sull’attaccante si dovrà fare, ma arrivati a questo punto, con tanto di accordo col giocatore, virare su altri profili sarebbe chiaramente un ripiego. E a parer di chi scrive è assurdo pensare che, com’è stato riportato nelle precedenti ore, Fonseca abbia chiesto un altro tipo di ‘9’. Per il semplice fatto che dopo tutti i dialoghi e gli accordi presi nelle precedenti settimane, sarebbe folle pensare che tutto sia avvenuto senza il consenso dell’attuale e fresca guida tecnica.

Zirkzee-Milan: ma il giocatore?
E in tutto questo c’è ovviamente Joshua. Provate a indossare per un attimo i suoi panni. Dopo una stagione fantastica, culminata con la convocazione ad Euro 2024, la voglia di spiccare il volo è notevole. Arriva la chiamata del Milan, non un club a caso, in cui è presente Ibrahimovic, l’idolo di una vita. L’accordo c’è, così come la voglia di calpestare l’erba di San Siro, dove “si respira calcio”. Immaginate adesso, dopo giorni di illusione, ritrovarsi a dover resettare tutto e sposare un altro progetto, magari proprio in Italia. Una beffa. Logico dunque pensare che la volontà del ragazzo, come sperano ai piani alti di Casa Milan, possa fare la differenza. Lo sapremo presto.


