La Serie A è sempre più spaccata. L’edizione odierna di Tuttosport analizza la situazione in seno alla Lega, dove Inter, Milan, Juventus e Roma si sono sfilate in modo inequivocabile dalla maggioranza, rappresentata dalle cosiddette “medio-piccole” che hanno trovato il Lotito e De Laurentiis dei punti di riferimento. Secondo il quotidiano romano, sono almeno due i gesti di rottura. Innanzitutto, i quattro club succitati il 9 febbraio hanno incontrato in gran segreto Gravina chiedendogli di sposare il format a 18 squadre nell’ambito del progetto di riforma dei campionati.
Gravina ha preso atto delle posizioni di quattro squadre che rappresentano il 70% del fatturato del calcio di vertice, ma ha suggerito loro di risolvere il problema internamente pur condividendo l’idea che i calendari sempre più affollati porteranno per forza di cose a una riflessione concreta sul tema. La Serie A non vuole scendere dalle venti squadre attuali poiché le piccole temono che la riduzione faccia alzare le possibilità di retrocessione in caso di annata disgraziata.
Il secondo strappo è arrivato tramite una lettera inviata al presidente di Lega, Casini, alla vigilia dell’incontro con il ministro Abodi riguardo il documento di riforma approvato dall’assemblea il 14 febbraio: Inter, Milan, Juve e Roma hanno ricordato a Casini «che si tratta di posizioni non condivise e approvate dai nostri club». Fatto sta che i “ribelli” non si sentono più rappresentati dall’attuale presidente. Le divergenze politiche sono evidenti, ma ci sono anche contenuti non condivisi in toto o in parte come l’autonomia dalla Figc. Juve, Inter, Milan e Roma credono che la A debba contare di più in federazione (oggi vale solo il 12%) ma non sono così convinte che la guerra a Gravina sia la strada migliore.


