Esame Olimpico superato, ma che fatica. Milan, cosa non va? A Roma sono venuti a galla tutti i limiti

Sarà stata l’onda lunga della prestazione contro l’Atalanta, ma i primi 10 minuti della sfida contro la Lazio sono stati ben interpretati dal Milan. Peccato che le note positive della prova collettiva si fermino lì. La pressione alta e la riaggressione immediata vista all’inizio della gara sono state solo delle illusioni. Da quel momento la Lazio e Sarri hanno incartato il Milan e Pioli, sia palla al piede che senza palla.

In fase di impostazione l’uscita in pressione di Leao è stata quasi sempre errata, con Provedel che con una giocata codificata trovava Marusic sulla destra. L’altra soluzione tattica è stata Felipe Anderson centrale tra le linee, con Theo Hernandez costretto a scegliere se lasciarlo libero (la scelta finale) o inseguirlo. In fase di non possesso, invece, il 4-1-4-1 biancoceleste ha reso vano qualsiasi tentativo di impostazione del Diavolo che infatti ha optato per lanci e tanti fraseggi tra i centrali, Maignan e Adli. L’unica azione degna di nota è stata costruita da Bennacer con Adli che si è proposto in verticale, prima con lui e poi con Pulisic (cross del francese deviato in corner).

Oltre all’aspetto puramente tattico, un altro limite rossonero è stato caratteriale, almeno nel primo tempo. Dopo quei 10 minuti raccontati, la partita è finita su altri binari per via delle proteste, senza fondamento regolamentare, della Lazio per il contatto Maignan-Castellanos. Una gara sui nervi che stava vedendo prevalere gli uomini di Sarri, sempre primi sulle seconde palle e più cattivi nei contrasti. Non è la prima volta che il Milan in questa stagione ha dei blackout caratteriali all’interno della partita, anche se questa volta in termini di punti non è stato determinante.

Non ultima, infine, la gestione della superiorità numerica. Pioli ha optato per una formazione iper offensiva con 5 giocatori offensivi più Reijnders a reggere il centrocampo. Più che la pericolosità in sé, è da porre sotto la lente d’ingrandimento il numero di rischi presi dal Milan, così come i falli spesi, con annessi cartellini, per bloccare ripartenze. Scarsa concentrazione (Theo Hernandez) e leggerezze che potevano costare tanto, tantissimo. Giocare 11 contro 10 può essere una trappola, ma è poco ammissibile concedere occasioni nitide come quella di Immobile al 74’, non concretizzata per qualche centimetro.

Capitolo sostituzioni: i cambi di Thiaw e Tomori possono essere contestati, ma la spiegazione a posteriori è comprensibile. Gabbia era ammonito e Kjaer era affaticato: visti i pericoli corsi, corretto affidarsi a giocatori di gamba e liberi da provvedimenti disciplinari. I problemi di ieri sera sono ben altri e vedono responsabili tutti, allenatore e giocatori compresi (per stessa ammissione di Adli sui propri social). Fortuna che il giocatore che “non ha convinto nessuno” ha salvato tutti, di nuovo.

Milan: Rafael Leao, Noah Okafor (Photo Credit Agenzia Fotogramma)
Milan: Rafael Leao, Noah Okafor (Photo Credit Agenzia Fotogramma)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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