La sfida di Yacine Adli è vinta. Un anno in attesa di qualche chance, un’estate vissuta con un piede e mezzo fuori da Milanello: lui non ha mollato, ha lavorato con dedizione e testardaggine per arrivare a ciò che è oggi, ovvero un titolare del suo Milan.
La Gazzetta dello Sport odierna scrive della metamorfosi del numero 7, da trequartista a regista in poco meno di 6 mesi. Stefano Pioli aveva deciso di non puntare su di lui, anche in virtù del mercato estivo che ha portato in dono Reijnders, Loftus-Cheek e Musah. Yacine, nonostante l’essere stato messo alla porta, ha continuato a lavorare e ha optato per la permanenza: scelta azzeccata. Contro la Roma si è vista la sua miglior versione da quando veste rossonero, a prescindere da bel gol iniziale a cui si è aggiunto il cross per il gol del raddoppio di Giroud. Quantità (oltre 11km percorsi) e qualità, con l’aggiunta dell’intelligenza: capire quando alzare o abbassare il ritmo.
La sua storia è da incorniciare anche per l’amore che lo spogliatoio ha sempre mostrato nei suoi confronti. Non è un caso che Leao scriva su Instagram: “Esempio di pazienza e duro lavoro. Complimenti fratello“. Intesa, senso d’appartenenza e cultura del lavoro: così Yacine Adli ha preso il comando del Diavolo.


