Lunga intervista rilasciata questa mattina dal presidente della FIGC Gabriele Gravina al Corriere dello Sport, col numero uno della Federcalcio che ha trattato numerosi temi relativi al campionato e non solo. A cominciare dalla riapertura degli stadi: “Il risultato ottenuto riaprendo il campionato a giugno, senza contraccolpi epidemiologici, è un grande punto a nostro vantaggio. Ho molta fiducia nel premier, che ho incontrato con grande piacere. E ho fiducia nei ministri della Salute e dello Sport. Ma la fiducia richiede risposte in tempi brevi. Perché c’è un protocollo di grande qualità, e ci sono tutte le condizioni per una riapertura parziale. Il botteghino vale il 15 per cento ricavi, il suo taglio parziale farà più magre le casse. Gli sponsor sono crollati, perché viene meno il business dell’ospitalità negli stadi. Luglio, agosto e settembre sono andati in bianco. E il 30 incominciano le scadenze dei pagamenti. Dovrebbero salvarci i contratti con i broadcaster, ma un calcio senza pubblico si vende male. Ce la faremo anche stavolta, non chiediamo soldi, ma ci si aiuti almeno a fare impresa, velocizzando le procedure“.
Gravina presenta, poi, la sua idea per riformare i campionati: “Si teme che i play-off penalizzino le società che sono abituate a vincere e che investono di più, ma non è così se costruisci un campionato che affascina ogni giorno. Il nostro rischia di perdere pubblico, se in alcune fasi non è più decisivo per squadre che hanno già acquisito un risultato di retrocessione o di salvezza, o di piazzamento. E a quel punto non vale più chi vince o chi perde. Sto lavorando a un campionato diviso in tre fasi, con una final eight per assegnare il titolo. Chiamata VAR per le panchine? Sarebbe un contentino, ma le polemiche non cesserebbero. Meglio perfezionare la tecnologia e l’uso. Ci vogliono regole più omogenee a livello internazionale, più esattezza sull’applicazione. A Coverciano stiamo istituendo il controllo centralizzato e un’attività di formazione per arbitri e dirigenti. Non ha senso il Var a chiamata, quando tutte le immagini dubbie ricevono una verifica corretta e trasparente“.
La conclusione è sulle proprietà straniere e la costruzione di nuovi stadi: “I club sono società di capitale. In un’economia di mercato un valore aggiunto può arrivare dall’esterno. Ma è chiaro che abbiamo qualche problema a coinvolgere risorse interne. Nuovi impianti? È la questione da affrontare con tutte le energie possibili. Stadi e settori giovanili sono gli asset del rilancio, senza i quali siamo condannati al fallimento“.


