Oggi al Desenzano in Serie D, l’ex attaccante del Milan, Alberto Paloschi, è stato protagonista di una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco le sue dichiarazioni sulla sua esperienza in rossonero: “Quel Milan-Siena in tre parole? Tutto e subito. Una settimana prima ero al Viareggio. Mio nonno lo aspettava tutto l’anno. Io avevo già segnato due gol in Coppa contro il Catania, ma contro la Fiorentina Gilardino fu ammonito e Pato si infortunò. Davide Ancelotti, il figlio di Carlo, disse: “Vedrai che papà ti chiama”. Il 10 febbraio entro e segno. Cafu mi disse di portare la pizza a Milanello. Mi ritrovai catapultato nella notorietà a 17 anni. L’immagine più bella? Ancelotti che se la ride, come se pensasse “non ci credo”. Ogni tanto riguardo il gol. Il destro al volo, la palla all’angolino e Pippo Inzaghi che corre ad abbracciarmi. Lo seguivo ovunque“.
Paloschi prosegue: “Dov’ero il giorno della finale di Atene? In convitto a Milanello. Quell’anno vincemmo lo scudetto Allievi battendo 4-0 il Genoa. Io segnai 3 reti, così Pippo mi regalò la maglia della doppietta col Liverpool. La conservo come una reliquia. Lui è speciale: a Parma ebbi due gravi infortuni. Gli chiesi un consiglio e mi indirizzò dal suo fisioterapista. Ne uscii più forte. Deluso dall’esperienza al Milan? Direi di no. C’erano grandi campioni e volevo giocare, così andai a Parma: il primo anno subito la promozione in A“.


