Era difficile pensare di far peggio degli ultimi quattro derby. Certo qualche timore era legittimo, anche solo per rispetto dei valori dell’avversario, ma l’idea che potesse esser preparata tatticamente alla stessa maniera di molte altre stracittadine perse, non era in alcun modo pronosticabile.
Esaltare le caratteristiche di chi ti gioca contro è l’ultima cosa da fare. Purtroppo è quel che ormai in modo puntale capita al Milan quando incrocia l’Inter. Tutto conclamato, tutto conosciuto, eppure nonostante il Diavolo abbia cambiato alcuni interpreti, la litania non è cambiata.
Peggio di quanto visto sul campo, probabilmente son state le parole del mister pre e post gara. Una spavalderia non da Pioli già nella conferenza della vigilia, dove ha ostentato sicurezza, con un’arroganza che non gli è mai appartenuta. Una supponenza poi a fine a gara, quando analizzando la gara non ha riconosciuto errori oggettivi nella lettura della partita e poi dichiarando che per prestazioni così non sono previste scuse ai tifosi.
Scusarsi non avrebbe spostato di una virgola nessuna delle scelte tecniche fatte e tanto meno il risultato, ma avrebbe almeno fatto intendere che fosse presente la consapevolezza di aver sbagliato alcune letture del match.
Le risposte al limite della strafottenza danno la sensazione ancora una volta che la sconfitta, pur pesantissima, non abbia insegnato nulla. Ancora più grave se pensiamo al rush di partite importanti che il Milan dovrà affrontare nei prossimi 45 giorni tra campionato e Champions League, periodo nel quale il club si gioca tantissimo della stagione.
I risultati portati in questo ciclo non verranno cancellati comunque. Tuttavia tutti sono arrivati con l’umiltà, con la capacità di cogliere le opportunità e i momenti che gli avversari hanno concesso, sapendo di essere più spesso underdog e non superiori ai vari competitor. La sbruffonaggine non appartiene a questa società. Comportamenti di questo tipo potrebbero rivelarsi dannosi prima sportivamente e poi economicamente, perché la superbia va a cavallo ma torna sempre a piedi.


