Silvio Berlusconi ha segnato un’epoca intera per l’Italia. Per i tifosi rossoneri, è stato colui che ha preso una squadra che rischiava di diventare anonima dopo anni difficili, e l’ha resa gloriosa, anzi, la più gloriosa per decenni. Proprio per questo, tutta l’Italia calcistica rende onore a Berlusconi per gli investimenti, per l’inventiva e per aver, in qualche modo, cambiato il calcio in Italia e nel mondo. Nei suoi 31 anni da proprietario, il suo Milan ha giocato per lunghi tratti il calcio più bello, ottenuto i risultati migliori e avuto in squadra i calciatori più forti al mondo. Silvio Berlusconi è sempre stato estremamente attaccato ai colori rossoneri, ma anche ai singoli giocatori, tanto da chiamarli spesso in privato e da interessarsi alla loro sfera privata. Il Presidente sapeva tutto di tutti, e cercava di non lasciare nessuno in disparte.
Per provare a raccontare l’esperienza di Silvio Berlusconi con il Milan, racconteremo i momenti più importanti dell’imprenditore italiano al vertice del club.
Il 10 febbraio 1986, il giorno dell’inizio di una storia fantastica: Berlusconi acquista il Milan, investendo 25 miliardi delle vecchie lire.
Il Milan inizierà la stagione seguente dopo il suo insediamento, raggiungendo però il quinto posto in classifica.
Nel 1987/88, dopo 9 anni di attesa, la sua squadra conquista il tricolore, tornando finalmente in auge dopo anni complicati. Questo risultato, è arrivato grazie ad una intuizione che segnerà il calcio per sempre: Arrigo Sacchi, dopo aver stupito nella stagione precedente allenando il Parma, passa al Milan. Sarà anche l’anno di Marco Van Basten e Ruud Gullit. Berlusconi inizia ad investire pesantemente nel calcio.
Il 1988/89 è l’anno più bello per i tifosi, il Milan conquista la Coppa dei Campioni, e nel 2007 quella squadra viene ritenuta come l’11 più forte di tutti i tempi. Il risultato spiega il perché: Steaua Bucarest-Milan termina 0-4.
Nella stagione 1989/90, il club di Berlusconi conferma di essere tra i più forti di sempre, forse il più forte. Ecco perché conquista nuovamente il trofeo più importante al mondo, questa volta vincendo 1-0 contro il Benfica. Questo sarà l’anno solare con il maggior numero di trofei vinti dai rossoneri. Infatti, a cavallo delle stagioni 1988/89 e 1989/90 conquisterà: Supercoppa Italiana, Champions League, Supercoppa Europea, Coppa Intercontinentale.
Fu il risultato di uno splendido rapporto, nato ancor prima fuori dal campi, con Sacchi che affermò di aver firmato il contratto senza neanche leggerlo, tanta era la stima e l’ammirazione. Celebre è la frase dell’allenatore che disse a Berlusconi: “Lei – prendendomi come allenatore – o è un pazzo, o è un genio!”.
Nelle stagioni seguenti, finisce il rapporto con Sacchi, ed arriva Fabio Capello, già calciatore del Milan in passato. Con la squalifica europea dei rossoneri, la squadra si concentra in campionato, conquistando il primo posto in classifica. Il suo incarico durerà dal 1991 al 1996, con acquisti incredibili come Boban, Savicevic, Weah e Baggio. Berlusconi era particolarmente affezionato a Capello, soprattutto perché vi era una continua discussione sulla formazione da utilizzare. Con il tecnico friulano, il Milan aumenta il
proprio bottino di trofei: 4 scudetti, 3 Supercoppe Italiane, 1 Champions League e 1 Supercoppa Europea.

Sarà poi il turno di Tabarez, nella stagione 1996/97, l’allenatore ex Cagliari durerà solo 11 gare sulla panchina rossonera. Il sudamericano, fu il primo a subire una frecciata da parte di Berlusconi, che alla Gazzetta dello Sport disse di lui: “Tabarez chi? Sembra un cantante di Sanremo”.
Dopo il suo esonero, arrivò Zaccheroni, che conquistò uno scudetto insperato. Ma Zac non piaceva al Presidente, che spesso gli ha riservato critiche, sia per il modulo utilizzato, che il tridente puro. In diretta tv, infatti, lo esonerò, affermando: “Zaccheroni potrebbe non essere il sarto adatto per la stoffa di qualità che ha sottomano“. In quella squadra vi erano poche stelle, quindi risultava poco tecnica. Leonardo era l’uomo in più per Berlusconi, infatti la svolta in campionato avvenne quando lo schierò dietro le punte, come voleva il Presidente.
Nei successivi anni, prima di Carlo Ancelotti, sulla panchina rossonera si sono alternati Cesare Maldini, uomo simbolo del passato del diavolo, e Fatih Terim. Maldini, in una sola stagione, segnerà la storia grazie alla vittoria nel derby per 6-0. Mentre l’imperatore, nonostante venne accolto positivamente dal patron rossonero, con una fase celebre: “Noi all’allenatore chiediamo di divertire i milanisti e i non milanisti e di vincere magari qualcosa”. Resteranno solo parole, visto che il turco non lasciò bei ricordi, oltre ad un bel derby conquistato.
L’ultimo grande Milan, che ha lasciato il segno in Italia e nel mondo, è quello di Carlo Ancelotti. Tutti sanno delle vittorie clamorose nei derby europei con le italiane, e dei trofei vinti. Berlusconi si ritenne tra i protagonisti anche in quel periodo storico, “imponendo” più volte, all’allenatore emiliano la formazione. Non sempre Carletto lo ascoltava, e questo portava piccoli disguidi, ma le vittorie riuscivano a placare gli animi. Anche se, lo schema cosiddetto ad “albero di natale”, è nato proprio grazie ad una intuizione del Presidente, che volle a tutti i costi due punte con il trequartista (Kakà). “Manderò una lettera: da lunedì qualsiasi tecnico del Milan sarà obbligato a giocare con almeno due punte. Non è una richiesta, è un obbligo“.
Alla fine di questo percorso, saranno due le Champion’s vinte, con un campionato italiano, ed infiniti talenti passati da Milanello: Kakà, Pato, Ronaldinho, Ronaldo, Stam, Shevchenko, Beckham e tanti, tantissimi altri…

È il turno di Leonardo da allenatore del Milan, dopo l’addio di Ancelotti, salutato con una espressione molto rumorosa: “Se quest’anno non abbiamo vinto lo scudetto è solo colpa di Ancelotti. Con gli uomini che abbiamo potevamo tranquillamente tenere testa all’Inter“. Nel 2009 ecco il tecnico brasiliano, alla sua prima esperienza in questo ruolo, in una grande squadra. La sua era una squadra stellare, estremamente offensiva. Flop in Europa, e anche in campionato. Leonardo era tra i preferiti dell’imprenditore, perché aveva un bell’aspetto, ottima presenza e dialettica. Terminerà tutto dopo una sola stagione, qualche bella partita ricca di gol, ma… per il Presidente era “un testardo che fa giocare male la squadra“.
L’ultimo Milan dell’epoca Berlusconi, capace di vincere il tricolore, fu nel 2011. Arrivarono una serie di investimenti importanti per dare un pò di freschezza al reparto offensivo: dopo un capolavoro di Galliani, Ibrahimovic approda in rossonero, e con lui anche Robinho. Allegri, inoltre, fu l’uomo scelto per guidare la squadra al riscatto dopo una stagione deludente. L’Inter, infatti, aveva appena conquistato il triplete, e Berlusconi non poteva sopportare che il suo club restasse un altro anno nell’anonimato. Ecco che la squadra riesce a vincere (anche con discreta facilità) il campionato. Il rapporto tra mister e Presidente non decolla mai: “Allegri no el capisse un casso“, oppure “Sul possesso palla non ci siamo. La squadra deve fare allenamenti precisi”. A sancire un legame poco idilliaco, ci ha pensato l’allenatore toscano, che nel corso delle successive stagioni, non ha portato a casa i risultati attesi, anzi. Divenne, nella stagione 2013/14, il quinto allenatore esonerato da Berlusconi.
Improvvisamente, gli investimenti sul Milan diminuiscono: non vi sono più acquisti importanti, ma solo cessioni, spesso molto dolorose. Il Milan in mano a Tassotti prima, e Seedorf poi, da traghettare fino al termine della stagione, termina la stagione all’ottavo posto. L’ex centrocampista numero 10, non riuscirà a guadagnarsi la fiducia per la stagione successiva: a Seedorf manca il polso. Strano, conoscendolo in campo. Ancora una scelta sbagliata, ecco Pippo Inzaghi in panchina nella stagione 2014/15. “Vorrei andare più spesso a Milanello, ma Inzaghi non ascolta quello che dico“. La squadra non ha stelle, l’unico che prova a spostare qualcosa è El Shaarawy. Tra i peggiori Milan di Berlusconi, tanto da terminare decimo in classifica. Si passa ad un allenatore forte e di carattere, per provare a spronare una squadra povera tecnicamente. Sono entrambi duri dal punto di vista caratteriale, ma i risultati continuano a mancare. Risultato? Il serbo viene esonerato a pochi giorni dalla finale di Coppa Italia contro la Juventus, ed al suo posto subentrerà il cocco di Silvio: Christian Brocchi. Facile, con lui, scegliere la formazione da mettere in campo, proprio come voleva lui.
L’ultimo trofeo, lo porta Vincenzo Montella, nella stagione successiva. Come sempre, il patron desiderava un trequartista dietro le punte: Bonaventura e Suso si avvicinavano a quell’idea lì. La finale si Supercoppa Italiana conquistata a Doha, è l’ultimo ricordo positivo, prima di un addio doloroso: la cessione per 740 milioni di euro. Berlusconi ha rivoluzionato il calcio, come detto prima, creando ed investendo in maniera moderna e futuribile. L’ampliamento di Milanello, la tecnologia di Milan-Lab. Circa 700 milioni investiti nel Milan, e infiniti campioni che hanno vestito la casacca rossonera, portando in auge i colori del diavolo. 29 trofei conquistati in giro per il mondo, lo hanno reso il Presidente più vincente di sempre. Per anni il suo Milan è stato il club più titolato al mondo. Tutti i tifosi rossoneri sono grati a Silvio Berlusconi, colui che ha preso per mano il Milan e lo ha reso un club leggendario.


