Rebic: “Mi piace giocare con Ibra, mi apre spazi. Su Rangnick…”

Ante Rebic, nella lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, ha parlato anche della sua prima esperienza italiana. “Forse non ero pronto per l’Italia. Io non conoscevo l’italiano, Montella non sapeva l’inglese. Ma il problema vero è stato non giocare. Mi avevano detto: “Avremo due punte, Mario Gomez e Giuseppe Rossi. Poi c’è Ilicic, tu sei il quarto”. Si fanno male prima Gomez e poi Rossi, penso: è arrivato il mio momento. Invece niente. Così me ne andai al Lipsia”.

Su Rangnick: “Avevo fatto bene al Mondiale in Brasile, così lui, che era a capo della divisione calcistica della Red Bull, chiama il mio procuratore e gli dice che mi vuole. Viene apposta a Firenze: “Benvenuto alla Red Bull. Scegli: vuoi giocare nel Salisburgo o nel Lipsia?”. Scelgo il Lipsia: era nella seconda divisione tedesca, ma il progetto che mi illustrò Rangnick era importante, e i fatti gli hanno dato ragione. Però anche lì gioco poco perché l’allenatore, Alexander Zorniger, aveva un suo gruppo di giocatori fidati nel quale non c’era spazio per i nuovi”.

Sul Milan del passato: “Ricordo Ronaldinho, Beckham, Shevchenko, ovviamente Maldini, Nesta… Invece Boban, che è croato come me ed è nato nella mia stessa città, Imotski, no, non lo ricordo. Come lui, Savicevic. Ero troppo piccolo”.

Sul Milan di oggi: “Giocare con uno come Ibra, che prende la palla di testa e mi apre gli spazi. L’anno scorso all’Eintracht abbiamo fatto bene perché io attaccavo la profondità, Jovic faceva gol e Haller vinceva tutti i duelli aerei. Io sapevo che Haller l’avrebbe presa di testa, e mi buttavo dentro. Così succede oggi con Ibra”.

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