Celebrare Franco Baresi per noi milanisti è un privilegio ed un onore. E’ anche un onere ed in quanto tale non è affatto semplice da affrontare. Quando ci si rapporta a sportivi così speciali, così unici, è facile scivolare nella retorica e nel banale. Ma di retorico e di banale nella storia del Capitano non c’è proprio nulla. Stilare l’elenco di tutti trofei alzati al cielo non renderebbe comunque l’idea, perché l’eredità che ha lasciato Baresi all’AC Milan va oltre i pur tanti titoli, Scudetti e coppe nazionali ed internazionali.
La ‘Legacy’ (come va più di moda definirla ora che siamo in piena ondata nostalgica di Micheal Jordan e dei Bulls con The Last Dance) è stata tramandata da Franco col suo modo di essere professionista, col suo modo di interpretare il ruolo del libero in maniera irripetibile; “Prepotente, imperioso e spietato” lo definì il grande Gianni Brera. E sempre prendendo in prestito le parole del Maestro, per dipingere ai più giovani le gesta sul campo del Mahatma, La Grande Anima come era soprannominato, “Baresi esce dopo un anticipo, sempre atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria”. Tra i più grandi, se non il più grande difensore italiano di tutti i tempi, certamente nell’Olimpo dei più mitici interpreti assieme a Scirea.
Si percepisce la leggenda quando si parla di Kaiser Franz. Ha giocato con Rivera, ha fatto la B, ha comandato letteralmente nelle ere calcistiche più gloriose della Storia del Milan ai tempi di Sacchi prima e Capello poi. E’ stato votato come milanista del secolo da parte dei tifosi rossoneri. E’ stato anche inconsapevolmente un’icona di stile, giocando sempre con la maglia fuori dai pantaloncini, diventata poi un’immagine di fiera potenza. Ha guidato il Milan degli Invincibili, portandolo a vincere oltre l’immaginabile, in modi per di più rivoluzionari.
Baresi è carisma, è lealtà, è coraggio ed è sudore. Baresi è indiscutibilmente il Milan. Del Diavolo è una bandiera se non la bandiera, di nome e di fatto. In Curva Sud sventola sempre il vessillo col suo nome e il suo numero. 6 per sempre, il mantra che lo ha accompagnato dal giorno del ritiro dal calcio giocato. 6 come le decine che tutti noi oggi festeggiamo, al fianco del nostro inimitabile Capitano.

