I 125 anni del Milan segnano un punto di non ritorno: fate qualcosa, qualsiasi, purché la facciate

Un compleanno amaro, amarissimo. Il 125mo del Milan non è stato come ci si aspettava. O forse per qualcuno sì. Una stagione già segnata ad agosto che sta andando avanti come un encefalogramma piatto che qualche volta registra un picco ma che poi ritorna mestamente sui propri standard. Ed anche la festa si sapeva che qualcuno o qualcosa l’avrebbe rovinata. Lo 0-0 con il Genoa è solo il culmine di quello che ormai si è rotto tempo fa e che ad ogni occasione buona si ripropone.

Da festa a incubo: il Milan ha vissuto così il suo 125mo anniversario

Domenica sera a San Siro l’atmosfera non era delle migliori, a dispetto di tutto quello che c’era intorno. Dall’assenza di quello che doveva essere il festeggiato – Gerry Cardinale o Paolo Maldini? Ai posteri l’ardua sentenza – fino a quella degli interpreti principali che in campo non hanno vestito l’abito buono da festa di compleanno. O meglio, l’abito – la maglia speciale – lasciava presupporre il meglio, ma il modo in cui è stato indossato, quasi sgualcito e stropicciato, non era sicuramente da far bella figura. I fischi di fine partita, che stanno ormai diventando un habitué, sono solo un antipasto di quello che ventiquattro ore dopo gli stessi tifosi hanno riservato anche alla festa di Natale.

Da “tirate fuori i c……” a “ci avete rotto il c….”, questi i cori che andavano per la maggiore ad accogliere i giocatori che a mano a mano arrivavano sul red carpet della location esclusiva scelta per la festa. Il coro che però ha fatto più rumore è stato quello che ha accolto Fonseca. Un silenzio assordante che può scuotere, dividere e magari anche segnare un po’ di ambiguità attorno alla figura del mister. Che si sia capito una volta per tutte che non è lui l’artefice principale della nefasta stagione rossonera?

Ognuno ha le proprie colpe, certo, ma l’atteggiamento di indifferenza all’arrivo dell’allenatore di certo non sarebbe stato lo stesso se a sfilare fossero stati Ibrahimovic e co., sapientemente entrati dal retro per evitare tutto questo. La rabbia, frustrazione e delusione che aleggia intorno alla dirigenza è imparagonabile a quella che si può (e si deve?) attribuire addosso ai calciatori o all’allenatore. E questo forse lo sanno tutti.

Il monito, o comunque quello che ci si aspetta, è che venga presa una posizione netta, chiara, limpida. Qualsiasi essa sia. Un invito a fare qualcosa per dare una scossa ad una squadra che percepisce forse tutti gli umori attorno ad essa e non riesce ad esprimersi nel migliore dei modi. Una scossa che dovrà arrivare il prima possibile perché la stagione – che ormai è segnata, sia ben chiaro – sta volgendo verso risvolti inaspettati ed alquanto preoccupanti.

Quello delle scorse ore è un punto di non ritorno che, al netto delle classiche dinamiche di tifo, campo e risultati, ad oggi è la fotografia di un Milan morto e sepolto che invece di festeggiare la sua longevità ne mostra profondamente i segni di deterioramento. Fate qualcosa, per il bene del Milan, d’altronde è stato da poco il suo compleanno, forse merita un regalo.

Milan: le leggende a San Siro per il 125° anniversario del Club - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan: le leggende a San Siro per il 125° anniversario del Club – MilanPress, robe dell’altro diavolo

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